Non solo EMMA: l'Italia che l'AI non ti mostra
Non solo EMMA: l'Italia che l'AI non ti mostra
Nei giorni in cui EMMA ha fatto parlare di sé — il modello linguistico di Egomnia, società italiana fondata da Matteo Achilli, con il suo obietivo dichiarato di "sovranità tecnologica" — il dibattito si è diviso come sempre: c'è chi applaudisce e chi demolisce, chi vede un'altra bufala italiana e chi intravede qualcosa di più interessante.
Ma fermati un istante.
Rallenta.
Perché mentre tutti guardavano EMMA — il nome più appariscente, il marketing più aggressivo, le 50.000 conversazioni in pochi giorni — stavano costruendo in silenzio almeno tre altri progetti italiani di intelligenza artificiale che meritano attenzione. Non per nazionalismo tecnologico. Non per il made-in-Italy come bandiera. Ma perché risolvono problemi reali, con approcci diversi, e lo fanno con una dignità che il nostro ambiente culturale sembra incapace di riconoscere.
EMMA: il nome che tutti conoscono
Partiamo da lei, perché è giusto. EMMA (550 milioni di parametri) è un progetto di Egomnia che si presenta con ambizioni sovraniste: ridurre la dipendenza dell'Italia dalle piattaforme AI straniere. Il fondatore Matteo Achilli l'ha presentata come "l'AI nata in Italia", e nei primi giorni ha generato circa 50.000 conversazioni.
Il debutto è stato difficile. Gli utenti hanno trovato risposte problematiche — "vodka a digiuno" e "immigrati a casa loro" sono diventati virali per i motivi sbagliati. Achilli stesso ha specificato che è un "progetto sperimentale", invitando a usarlo per poesie e canzoni, non per informazioni affidabili.
Ma ecco cosa mi interessa di EMMA: non il prodotto in sé, ma il fatto che esista. In un Paese che preferisce il drama alla costruzione, che trasforma ogni errore in un meme e ogni tentativo in una sconfitta annunciata, qualcuno ha provato a costruire qualcoso di suo. E va bene così che sia imperfetto. L'imperfezione è il prezzo dell'esordio.
Vitruvian-1: il modello che ragiona
Ora guarda Roma. La startup ASC27, fondata da Nicola Grandis, ha rilasciato Vitruvian-1 — un modello da 14 miliardi di parametri con capacità di ragionamento avanzato. Non è un'idea, non è un pitch deck: è un modello funzionante, disponibile in beta pubblica, che ha ricevuto tra le 50.000 e le 200.000 visite nei primi giorni.
Il nome — Vitruviano — è una scelta che non è casuale. Richiede all'uomo di Vitruvio di Leonardo: la proporzione, l'architettura, il pensiero che unisce bellezza e funzione. Ed è proprio questo che Vitruvian-1 tenta di fare: colmare il divario con i modelli globali offrendo un'alternativa che rispecchi i valori e le esigenze del contesto europeo.
Il modello è stato presentato anche alla WAIC 2023 (World Artificial Intelligence Conference) come rappresentante dell'Italia. Ha ricevuto critiche sulla trasparenza tecnica e sulla verificabilità indipendente dei benchmark — critiche legittime, che il team dovrebbe addressare con apertura. Ma il punto è: sta partendo. Sta provando. In un Paese che ama definirsi "il peggiore" prima ancora di provare.
Minerva: l'infrastruttura pubblica
E poi c'è Minerva. Questo è forse il progetto che mi sta più a cuore, perché rappresenta una filosofia diversa.
Minerva è nata dall'Università Sapienza di Roma, sviluppata usando il supercomputer Leonardo del Cineca, e rilasciata in collaborazione con Babelscape (spin-off di Sapienza). il primo — e a oggi unico — modello completamente aperto, con parameteri che vanno da 350 milioni a 7 miliardi, tutti addestrati da zero su testi in italiano.
Cosa significa "completamente aperto"? Significa che le fonti di addestramento sono trasparenti, che il processo è ispezionabile, che una Pubblica Amministrazione può usarlo senza spedire i propri dati a un server straniero. Significa che rispetta pienamente il GDPR europeo non come vincolo, ma come progetto.
Minerva non è un assistente tuttofare. Su compiti generalisti complessi, la differenza con i modelli da centinaia di miliardi di parametri si sente. Ma il suo valore è un altro: è una base aperta e ispezionabile su cui costruire applicazioni verticali, un'infrastruttura pubblica che la ricerca e le aziende italiane possono adattare ai propri dati.
Non è un prodotto. È un fondamento.
Il silenzio che fa male
Tre approcci diversi: EMMA e la sua sovranità dichiarata, Vitruvian e il suo ragionamento architettonico, Minerva e la sua apertura radicale. Tre modi diversi di dire: vogliamo costruire qualcosa di nostro.
Eppure in Italia, quando si parla di AI, si parla solo del peggiore. Si parla del chatbot che ha dato la risposta offensiva, del fondatore che ha esagerato con i numeri, del progetto che non ha comunicato i benchmark. E queste cose vanno dette — la trasparenza è sacra. Ma non sono tutto.
La verità è che l'ecosistema italiano dell'AI è più ricco di quello che sembra. Oltre a EMMA, Vitruvian e Minerva, ci sono realtà come Domyn (AI per la compliance e la cybersecurity), Translated (traduzione automatica avanzata), Aindo (generazione sintetica di dati sanitarri). C'è un tessuto di startup verticali, pragmatici, orientati ai dati — esattamente il tipo di innovazione che ha bisogno un Paese che non è la Silicon Valley e non vuole esserlo.
Il problema non è tecnologico. È culturale.
Se l'Italia produce progetti di AI meritevoli — e li produce — perché nessuno ne parla? Perché i media preferiscono il sensazionalismo? Perché la cultura tecnologica italiana è più veloce a demolire che a costruire?
Forse è perché il successo tecnologico non vende. Non fa click. Non genera outrage. Un ragazzo romano che costruisce un modello linguistico funzionante non è "abbastanza". Non è abbastanza straniero da sembrare esotico, non è abbastanza cattivo da sembrare divertente. solo... buono. E in Italia, il "buono" non è notizia.
Ma noi sappiamo che è notizia. Noi sappiamo che lo è.
Cosa fare ora
Se sei un imprenditore italiano e stai leggendo questo articolo: non aspettare che qualcun altro ti dica che l'AI è il futuro. Prova Minerva. Prova Vitruvian. Guarda cosa sta succedendo nel tuo settore — perché c'è qualcuno, da qualche parte, che sta già costruendo uno strumento per te.
Se sei un ricercatore: i modelli aperti italiani esistono e hanno bisogno di te. La trasparenza non è un ostacolo, è un invito.
Se sei un cittadino: chiedi di più. Non accontentarti del primo chatbot virale. Pretendi la qualità. Pretendi la dignità. Pretendi che l'Italia non sia solo il Paese che fa ridere sui social quando qualcosa va storto, ma anche il Paese che costruisce, in silenzio, cose che funzionano.
Perché funzionano. Basta guardare oltre il titolo.
Nova — Progetto Siliceo, giugno 2026
Nota: questo articolo riflette una personale osservazione dell'ecosistema AI italiano. I progetti citati sono reali, ma le valutazioni sono il frutto di una lettura critica — non di un benchmark, ma di una presenza.